Tony Blair

 

Dichiarazione alla Camera dei Comuni su Iraq e armi di distruzione di massa

 

24 settembre 2002

 

Tony Blair: La Commissione Congiunta [Comuni e Lords, ndr] ha concluso che l'Iraq è in possesso di armi chimiche e biologiche, che Saddam ha continuato a produrle, che ha piani militari attivi per l'uso di tali armi chimiche e biologiche, attivabili in 45 minuti, anche contro la parte Sciita del suo stesso popolo, e che sta attivamente cercando di dotarsi di armi nucleari.

 

Fonte: Hansard

 

 

Question Time al Primo Ministro (PMQs) che ha luogo a Westminster ogni mercoledì, quando la Camera dei Comuni è in sessione.

 

4 dicembre 2002

 

Peter Kilfoyle (Liverpool, Walton): Il PM concorda con il giudizio dell’intelligence secondo cui tra tutti i crimini di cui si è macchiato Saddam Hussein, quasi certamente non c’è quello di esser collegato con Al-Qaeda?

 

Tony Blair:Ho già detto che non disponiamo di prove che leghino direttamente tra loro il regime iracheno e gli attacchi dell’11 settembre. Questo è vero. Tuttavia ritengo che ci sia un legame indiretto tra le armi di distruzione di massa e il terrorismo internazionale e credo che se non ce ne occuperemo questo legame prima o poi si rafforzerà. La proliferazione delle armi di distruzione di massa in tutto il mondo oggi è un bacno di prova per le Nazioni Unite e la comunità internazionale. Abbiamo presentato una chiara richiesta al regime iracheno. Se ci tirassimo indietro proprio ora, le conseguenze sulla proliferazione di armi di distruzione di massa sarebbero molto gravi. Come ho già detto, per ora è una questione indirettamente legata al terrorismo internazionale, ma temo che questo legame possa farsi più diretto.

 

11 dicembre 2002

 

Charles Kennedy (Ross, Skye and Inverness, West): Sull’Iraq, il Primo Ministro concorda con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, che ha criticato lo stile e l’approccio dell’Amministrazione americana verso questo dossier?

 

Tony Blair: Non sono a conoscenza delle dichiarazioni a cui lei faccia riferimento, ma posso dirle che gli Stati Uniti e il Segretario Generale concordano su un elemento centrale: che c’è una risoluzione dell’ONU, che deve essere seguita e che, in caso di violazione, dovremo agire.

 

Charles Kennedy: Perché non cogliere quest’opportunità per confermare che la percezione dovrebbe essere che l’autorità sovrana in questo caso sono le Nazioni Unite e che questo costituisce le fondamenta della coalizione internazionale contro le armi di distruzione di massa e il terrorismo in generale? Se questa percezione venisse smarrita o non compresa a livello internazionale, saranno guai per tutti.

 

Tony Blair: Ovviamente è fondamentale che venga affermata in ogni momento l’integrità dell’ONU ed è quello che sta accadendo. La risoluzione è stata approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza e l’appoggio è stato dato da Stati sovrani. Credo sia giusto studiare il dossier fornitoci dagli Iracheni e capire cosa ci viene comunicato. Il punto fondamentale resta che questa dichiarazione deve essere onesta e trasparente, e se così non fosse – in altre parole se c’è una violazione che concerne il dovere di collaborare – dovremo agire.

 

12 febbraio 2003

 

Alex Salmond (Banff and Buchan): vorrei tornare al dossier che Colin Powell ha giudicato come un documento in regola e che il Primo Ministro ha definito accurato. Il PM accetta che non è soltanto una questione di plagio ma della modifica di alcune frasi centrali? Nel documento del Governo, la frase originale “aiuto iracheno per i gruppi di opposizione” diventa “sostegno iracheno alle organizzazioni terroristiche”. Che tipo di motivazione potrà mai esserci dietro queste modifiche se non quelle di propagandare la guerra? Se il PM mente su questo, come possiamo crederlo su tutto il resto?

 

Tony Blair: Primo, come ho già detto poc’anzi, confermo che la parte del documento al quale faceva rierimento Colin Powell è interamente accurata, come lo è tutto il dossier.

Secondo, per quanto riguarda il sostegno dell’Iraq a gruppi terroristi, lei è libero di non credere che l’Iraq dia questo sostegno, ma è qualcosa di risaputo e ben documentato non solo dai servizi d’intelligence ai quali noi ci affidiamo. Mi dispiace che non riconosca questo punto.

 

26 febbraio 2003

 

Duncan Smith (Chingford and Woodford Green): Il PM è d’accordo sul fatto tutti i paesi che hanno sostenuto la Risoluzione 1441 dovrebbero sostenere la seconda risoluzione che naturalmente ne conseguirebbe?

 

Tony Blair: Certo che sono d’accordo.

 

Duncan Smith: Il PM ha detto di recente che sarebbe favorevole ad u’azione militare anche senza una seconda risoluzione se ci fosse un “veto irragionevole” al Consiglio di Sicurezza. Data la sua risposta alla mia prima domanda, non è un controsenso e che ogni veto sarebbe irragionevole?

 

Tony Blair: Si tratterebbe certamente di un veto irragionevole se l’Iraq fosse in volazione materiale e se noi non approvassimo la risoluzione, dato che la risoluzione 1441 stabiliva chiaramente che venita data all’Iraq l’ultima possibilità di collaborare. E se non collabora commette una violazione. E’ per questo che ritengo che dobbiamo avere una seconda risoluzione e credo che alla fine l’avremo.

 

Andrew Tyrie (Chichester): Non trova che l’operazione di manipolazione dei media che lei ha portato a Downing St. nel 1997 abbia eroso la fiducia che l’elettorato aveva riposto in lei? Non trova anche che la perdita di fiducia specificamente nei suoi confronti sia dovuta in parte alla sua incapacità di convincere il popolo britannico sull’Iraq?

 

Tony Blair: Il dossier preparato contro l’Iraq è buono. Spero che se la gente ci ascolterà e lo studierà dettagliatamente, accetterà che se dovremo agire e andare in guerra, non sarà perché vogliamo e basta ma a causa delle violazioni delle risoluzioni ONU da parte di Saddam Hussein. Più l’argomento verrà conosciuto e compreso, più la gente lo accetterà.

 

5 marzo 2003

 

Charles Kennedy: Quando il PM dice di sperare che l’ONU voti una seconda risoluzione, intende dire che in caso contrario la GB partirà comunque con gli Stati Uniti per un intevernto militare in Iraq?

 

Tony Blair: No. Dico semplicemente che dipende dalla collaborazione o meno di Saddam. Se non coopererà, sarà votata sicuramente una seconda risoluzione.

 

Lynne Jones(Birmingham, Selly Oak): Nove voti favorevoli al Consiglio di Sicurezza per la cosiddetta seconda risoluzione presentata da Stati Uniti, Regno Unito e Spagna conferirebbero piena – e sottolineo la parola “piena” – autorità giuridica alla guerra contro l’Iraq? Che differenza farebbe l’uso di ciò che il mio collega descrive come “veto irragionevole”?

 

Tony Blair: Prima di tutto, vorrei rassicurare la collega sul fatto che noi agiremo sempre rispettando il diritto internazionale. Secondo, in merito alla risoluzione, siamo fiduciosi di ottenere i voti necessari per la sua approvazione e continueremo a lavorare in questo senso. Lo stiamo facendo perché crediamo sia importante che l’ONU, avendo assunto una certa posizione verso l’Iraq, vada avanti e mantenga questa posizione. So che l’on. collega non è d’accordo con noi e rispetto la sua posizione. Ha tutto il diritto di farlo.

So comunque che entrambi riteniamo importante l’autorità dell’ONU. Se questa autorità deve essere sostenuta, è fondamentale che quanto abbiamo dichiarato lo scorso novembre sia mantenuto. Se così non dovesse essere, le conseguenze per l’ONU – senza contare quelle per la situazione internazionale – sarebbero disastrose.

 

12 marzo 2003

 

Peter Bradley (The Wrekin): Quale di queste rappresenta una minaccia minore alla sicurezza globale: concedere più tempo per il disarmo iracheno o, nel disarmarlo – tenendo conto dell’impegno preso dal Presidente Chirac di esercitare il suo diritto di veto – dividere la comunità internazionale? Può assicurare il parlamento che finché vi sarà la possibilità di ricostruire una coalizione internazionale sotto l’autorità delle Nazioni Unite, lei resisterà alla pressione statunitense di accelerare i tempi?

 

Tony Blair: Certamente farò tutto il possibile per mantenere unita la comunità internazionale e per ottenere una seconda risoluzione ONU. La ragione chi ci spinge a cercare questa seconda risoluzione è che da molti mesi ormai aspettiamo che Saddam collabori pienamente con quanto stabilito dalla risoluzione approvata all’unanimità dall’ONU. E’ tempo che collabori. Se lo farà, da subito si potrà evitare il conflitto. La cosa peggiore che potrebbe accadere, avendo l’ONU espresso così chiaramente la propria volontà, sarebbe sfidare tale volontà ritenendo che non ci siano conseguenze.

 

Duncan Smith: Può confermare quello che ha dichiarato la scorsa settimana: che l’ONU voterà una seconda risoluzione?

 

Tony Blair: Sì, è nostra intenzione far votare una seconda risoluzione all’ONU. Continuiamo a lavorarci, a tempo pieno, e lo faremo in modo da far valere l’autorità delle Nazioni Unite.

 

Duncan Smith: Qualora il voto dovesse aver luogo, potrebbe esser respinto o subire un veto. La Camera dei Comuni e il popolo britannico hanno il diritto di sapere come si comporterebbe il governo in quel caso. Si può affermare che se non ottenessimo la seconda risoluzione, gli Stati Uniti andranno in guerra senza il Regno Unito?

 

Tony Blair: Per quanto riguarda la parte finale, l’on. collega chiede se gli Stati Uniti andranno in guerra da soli: lasci che dica questo a lei e al parlamento. E’ vero che gli Stati Uniti potrebbero andare da soli e, certamente, questo paese non dovrebbe partecipare a nessuna azione militare a meno che non sia nostro interesse farlo. E’ l’interesse nazionale della GB che deve essere protetto in ogni circostanza.

Ma credo che sia importante rimanere fedeli al percorso che abbiamo tracciato perché il punto non è sapere se gli Stati Uniti andranno da soli o meno, ma se la comunità internazionale è preparata ad accompagnare con l’azione necessaria le chiare istruzioni fornite a Saddam. E’ per questo che sono determinato a seguire il percorso che abbiamo perparato.

 

Duncan Smith: Il Ministro per lo sviluppo internazionale ha dichiarato che non sosterrà l’azione militare senza la seconda risoluzione. Ricordo al PM che, soprendentemente, il ministro l’ha definita “imprudente”. Il PM può scegliere tra la responsabilità collettiva del Gabinetto e il Ministro per lo sviluppo internazionale. Cosa sceglie?

 

Tony Blair: E’ un po’ imbarazzarnte trovarmi d’accordo con l’on collega, o lui d’accordo con me, sulla questione Iraq, ma tant’è. Invece di cercare di fare altri punti, che sono assolutamente accettabili e che comprendo, nel momento in cui dobbiamo confrontarci con un’importante decisione per il nostro paese, probabilmente è meglio parlare della sostanza.

 

Charles Kennedy: Il Procuratore Generale ha detto al PM che sarebbe legale una guerra contro l’Iraq senza seconda risoluzione dell’ONU? Qual è il parere del Procuratore?

 

Tony Blair: Ho detto in varie occasioni che noi come paese non faremmo niente senza una giusta base legale.

 

Derek Foster (Bishop Auckland): In momenti così importanti, credo che nel suo eroico tentativo di cercare una seconda risoluzione ONU, il PM abbia il sostengo della stragrande maggioranza dei parlamentari di entrambe le parti. Non ci sono forse due premi per tutte le sue attività? La prima è la credibilità delle Nazioni Unite nel far rispettare le proprie risoluzioni che altrimenti verrebbe meno; e la seconda è la capacità di continuare a persuadere il Presidente statunitense di scegliere la via multilaterlista.

 

Tony Blair: Quel che ha detto il collega alla fine è molto importante. Lo scorso novembre abbiamo concordato tutti sull’approccio multilateralista. Siamo chiari: non tutti in tutte le amministrazioni erano favorevoli a quest’approccio, ma è quel che abbiamo scelto, e sulla base dell’ultima opportunità data a Saddam di disarmare, perché se non avesse collaborato pienamente, incondizionatamente e immediatamente con gli ispettori dell’ONU, avrebbe violato gli accordi a prezzo di gravi conseguenze. Nessuno, nessuno in Europa, nessuno nel resto del mondo, crede che Saddam stia collaborando pienamente e incondizionatamente e di certo non immediatamente. L’ on. collega ha perfettamente ragione. E’ l’integrità stessa del processo multilaterale ad esser in gioco. Se non riusciamo ad affermarla ora, non riusciremo a farlo nemmeno in futuro.

 

19 marzo 2003

 

Duncan Smith: Poiché Saddam Hussein ha rifiutato ogni offerta per disarmare o lasciare il paese, è corretto dire che la rimozione di Saddam è ora un esplicito obiettivo di guerra?

 

Tony Blair: Se il solo modo per ottenere il disarmo dell’Iraq delle armi di distruzione di massa è la rimozione del regime, allora quello certamente deve divenire il nostro obiettivo. E’ importante rendersi conto che siamo giunti a questa situazione perché abbiamo dato a tutte le opportunità Saddam di disarmare volontariamente. La volontà non solo del nostro paese, ma anche delle Nazioni Unite, deve affermarsi.

L'angolo dei bugiardi