Il rifiuto di Whitehall di desecretare documenti sensibili tra le ragioni dello spostamento della pubblicazione nell’estate 2012, dichiarano i membri della commissione Chilcot
The Guardian, 16.11.2011, di Richard Norton-Taylor
Le fortissime critiche a Tony Blair e al modo con cui ha condotto il suo governo ad invadere l’Iraq e le tensioni continue sulla declassificazione di documenti segreti hanno ritardato la pubblicazione del rapport dell’inchiesta Chilcot rimandandola addirittura fino alla prossima estate, se non oltre.
In una dichiarazione inserita oggi sul sito dell’inchiesta, in cui si faceva riferimento solo intermini genrale alle gravi difficoltà incontrate nel lavoro svolto, i membri dicono: “Mettere assieme e analizzare l’evidenza, e comprendere quali siano le lezioni da trarre, nel caso di un rapporto che copra un così vasto numero di temi e tempo di quasi nove anni, è un obiettivo significativo”.
“L’Inchiesta ha comunicato al governo che per produrre un rapporto che faccia giustizia dei temi analizzati bisognerà attendere almeno fino all’estate del 2012. E’ stato già fatto molto, ma rimane molto altro ancora da fare”.
I cinque membri della commissione Chilcot hanno detto chiaro e tondo che gli uffici di Whitehall stanno continuando a bloccare la desecretazione di documenti relativi alle circostanze attorno all’invasione dell’Iraq.
“Oltre a redigere la relazione, la commissione dovrà negoziare con il Governo la declassificazione di un volume importante di materiale attualmente coperto da segreto, affinché possa essere citato nella relazione finale, o pubblicato contestualmente ad essa”, si legge nel comunicato.
“Questo processo è iniziato, ma vi saranno una serie di ulteriori, importanti richieste durante il processo di redazione della relazione. L’Inchiesta ha chiarito che avrà bisogno della cooperazione da parte del Governo nel completare ciò in modo soddisfacente e tempestivo.”
In riferimento alle continue dispute con Blair ed altre figure, come il capo dell’MI6 all’epoca dello scoppio della guerra, Sir Richard Dearlove, sul contenuto della bozza della relazione, i membri della commissione Chilcot chiudono così la loro dichiarazione: “se l’Inchiesta avesse l’intenzione di criticare un qualsiasi persona… questa dovrebbe essere informata delle opinioni dell’Inchiesta e le dovrebbe essere offerta la possibilità di fare rimostranze presso di noi”.
Una serie di testimoni, che vanno da ex segretari del Gabinetto dei ministri a comandanti dell’esercito, hanno criticato aspramente la maniera con cui Blair e i suoi più stretti collaboratori hanno preso le decisioni più cruciali, senza consultare né i ministri di più lunga esperienza né il procuratore generale Lord Goldsmith.
Anche il modo stesso con cui fu elaborato l’ormai celebre e screditato dossier sulle armi irachene è stato pesantemente criticato, e lo stesso vale per l’assenza di un progetto che riguardasse il dopo-invasione.
Chilcot ha detto che l’affermazione di Blair secondo cui l’MI6 aveva chiarito “oltre ogni dubbio” che Saddam Hussein fosse in possesso di armi di distruzione di massa “non tiene in base alle informazioni disponibili”.
I testimoni e i documenti consultati dalla commissione Chilcot hanno dimostrato che Blair aveva stabilito che il “regime change” era l’obiettivo dell’invasione, benché questo significasse tralasciare i pareri e gli avvisi che venivano dai consulenti legali del governo.
Sir Michael Wood, influente ex consulente legale del Ministro degli esteri, ha ammesso di aver preso in considerazione la possibilità di dimettersi in segno di dissenso sulla guerra.
Il segretario del Gabinetto dei ministri, Sir Gus O'Donnell, ha detto ai membri dell’Inchiesta che il gabinetto avrebbe dovuto essere informato dei dubbi di Goldsmith sulla legalità dell’invasione dell’Iraq prima dell’attacco.
“Il codice ministeriale è molto chiaro sul principio per cui quando il procuratore generale formula un parere scritto, il testo intero di quel parere deve essere allegato ai documenti per il gabinetto”, ha dichiarato O’Donnell, lasciando intendere che Blair ha violato il codice.
Ciononostante, Chilcot e O’Donnell si trovano in una posizione diametralmente opposta, poiché proprio quest’ultimo starebbe bloccando la desecretazione di alcune note inviate da Blair a Bush – note che secondo la commissione sarebbero di “vitale importanza” per chiarire le circostanze che condussero alla guerra.
O’Donnell si è consultato con Blair prima di distruggere i documenti.
All’inizio di quest’anno, Chilcot si è rivolto a O’Donnell dicendo: “La questione di stabilire quando e come il Primo ministro si sia impegnato a nome del Regno Unito nei confronti degli Stati Uniti per avviare l’azione militare in Iraq e di prendere le decisioni conseguenti sul coinvolgimento nella guerra è un elemento centrale per la nostra attenzione.”
Chilcot attinge ad alcuni passaggi nelle memorie di Blair “Un viaggio”, alle dichiarazioni dell’ex capo dello staff di Blair a 10 Downing Street, Jonathan Powell e dell’ex spin doctor Alastair Campbell.
Per Chilcot, quelle dichiarazioni e il rifiuto di pubblicare le note di Blair significa che “chiunque può desecretare informazioni riservate (senza incorrere in alcuna sanzione), mentre una commissione di privy counsellors voluta da un ex primo ministro per esaminare alcuni fatti non può”.
Chilcot, che ha potuto visionare privatamente assieme agli altri quattro membri dell’Inchiesta le note di Blair, ha detto che i documenti “fanno luce sulla posizione di Blair in merito ad alcune delicate circostanze”.
L’Inchiesta ha iniziato i lavori nel novembre 2009 e ha concluso le audizioni nel febbraio 2011. Prima della sua pubblicazione, il rapporto finale sarà presentato a David Cameron.
Blair non ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione.
Link all'articolo del Guardian
Fotografia del Guardian della manifestazione radicale del 21.1.2011 a Londra