Memorandum di David Manning del 23 luglio 2002

Cabinet Office, Downing Street, 23 luglio 2002: Memorandum dell’incontro col Primo Ministro

 

SEGRETO E STRETTAMENTE PERSONALE – RISERVATO A MANI BRITANNICHE

 

DAVID MANNING

Da: Matthew Rycroft

Data: 23 luglio 2002

S 195/02

 

per conoscenza a: Segretario alla Difesa, Segretario agli Esteri, Procuratore Generale, Sir Richard Wilson, John Scarlett, Francis Richards, CDS, Jonathan Powell, Sally Morgan, Alastair Campbell

 

IRAQ: INCONTRO CON IL PRIMO MINISTRO, 23 LUGLIO
 

I nomi contattati per conoscenza e lei avete incontrato il Primo Ministro il 23 luglio con all’ordine del giorno l’Iraq.

 

Questo documento è estremamente sensibile. Non devono essere prodotte altre copie. Disponibile soltanto a chi ha davvvero necessità di conoscere i contenuti.

 

 

John Scarlett ha riassunto il materiale fornito daLL’intelligence e le ultime valutazioni della JIC. Il regime di Saddam era duro e fondato sulla paura. L’unico modo per rovesciarlo era un massiccio intervento militare. Saddam era preoccupato e se lo aspettava, sia per via aerea che per sul terreno, ma non riteneva che sarebbe stato così immediato e schiacciante. Il capi del suo regime credevano che i paesi vicini si sarebbero schierati con gli USA. Saddam sapeva che il morale dell’esercito era basso, come sempre. Il sostegno tra la popolazione era molto circoscritto.

 

Ci ha fatto un rapporto sui suoi recenti incontri a Washington. Si è verificato un percettibile cambiamento nell'attitudine. L’azione militare ora era vista come inevitabile. Bush voleva rimuovere Saddam, militarmente, usando come giustificazione il legame tra terrorismo e armi di distruzione di massa (ADM). Tuttavia, il materliale fornito dall’intelligence e i fatti che accadevano venivano fatti calzare alla linea scelta. L’NSC era nettamente insofferente della via ONU e non era certo entusiasta di pubblicare il materiale del dossier sul regime iracheno. Subito dopo l'inizio delle operazioni militari le discussioni a Washington sono diminuite di molto.

 

CDS ha detto che i pianificatori dell’attacco prepareranno una relazione per CENTCOM l’1 e 2 agosto, Rumsfeld il 3 e Bush il 4.

 

Le due opzioni principali per gli USA erano:

 

(a) Inizio generato. Un lento accumulo di 250.000 soldati statunitensi, una breve campagna aerea (72 ore), poi l’entrata a Baghdad da sud. Un periodo totale di 90 giorni (30 giorni di preparazione e 60 di dispiegamento in Kuwait).

 

(b) Inizio in corsa. Impegare le forze già sul teatro di guerra (3 x 6000), attacchi aerei continui, provocati da un casus belli iracheno. Tempo totale di 60 giorni con l'inizio della campagna aerea previsto anche prima. Opzione rischiosa.

 

(c) Per gli USA, la GB e il Kuwait erano essenziali, con le basi a Diego Garcia e a Cipro, per entrambe le opzioni. Anche la Turchia ed altri Stati del Golfo erano importanti, ma meno vitali. Le tre opzioni per il coinvolgimento britannico erano:

 

(i) Essere di base a Diego Garcia e Cipro, più tre squadre di SF.

 

(ii) Come sopra, con anche mezzi marittimi e aerei.

 

(iii) Come sopra, più un contributo di 40.000 soldati, forse con un ruolo discreto nell’Iraq settentrionale entrando dalla Turchia, per tenere occupate due divisioni irachene.

 

Il Segretario alla Difesa disse che gli USA avevano già dato inizio ad “minime attività” per mettere sotto pressione il regime. Nessuna decisione era stata ancora presa, ma riteneva che la scadenza più probabile per iniziare l’attacco a cui pensavano gli americani fosse gennaio, 30 giorni prima delle elezioni per il Congresso.

 

Il Segretaio agli Esteri disse che avrebbe parlato con Colin Powell questa settimana. Sembrava chiaro ormai che Bush aveva deciso di passare all’azione militare, anche se non era ancora stato fissato quando. I margini di manovra erano sottili. Saddam non stava minacciando i paesi vicini e le ADM in suo possesso erano inferiori rispetto a quelle di Libia, Corea del Nord o Iran. Dovremmo elaborare un piano per poter inviare a Saddam un ultimatum facendo così rientrare gli ispettori dell'ONU. Questo gli sarebbe stato inoltre d’aiuto per giustificare legalmente l'uso della forza.

 

Il Procuratore Generale disse che il desiderio di cambiare il regime non costituiva una base legale per giustificare l’intervento armato. Le possibili basi legali erano tre: autodifesa, intervento umanitario, o con l’autorizzazione dell’UNSC. La prima e la seconda ipotesi non potevano essere contemplate in questo caso. Affidarsi alla UNSCR 105 di tre anni fa sarebbe stato difficile. La situazione poteva certamente cambiare.

 

Il Primo Ministro disse che sarebbe stato politicamente e legalmente se Saddam si fosse rifiutato di accordare l’accesso agli ispettori. Il cambio di regime e le ADM erano collegate nel senso che era il regime a produrle. C’erano diverse strategie per trattare con la Libia e l’Iran. Se il contesto politico l'avesse permesso, la gente avrebbe sostenuto il cambiamento. I due punti chiave erano se il piano militare avrebbe funzionato e se noi avessimo la strategia politica per dare agibilità al piano militare.

 

Dapprima, il CDS disse che noin non sapevamo ancora se il piano di battaglia degli USA era fattibile. L'esercito continuava a fare molte domande.

 

Per esempio, quali sarebbero state le conseguenze se Saddam avesse usato le ADM il primo giorno dell'invasione, o se Baghdad non fosse caduta e se fosse scoppiata una guerra urbana? Lei ha detto che Saddam avrebbe potuto impiegarle anche contro il Kuwait. O contro Israele, ha aggiunto il Segretario alla Difesa.

 

Il Segretario agli Esteri pensava che gli USA non avrebbero proseguito col loro piano militare se non fossero stati convinti che la loro era la strategia vincente. Su questo gli interessi di USA e UK convergevano. Ma sul piano politico, potevano esserci differenze. Nonostante la resistenza degli americani, dovremmo approdondire con discrezione il punto l'ultimatum. Saddam continuerà a giocare duro con l’ONU.

 

John Scarlett riteneva che Saddam avrebbe permesso di rientrare agli ispettori solo dopo aver stabilito che la minaccia militare era reale.

 

Il Segretario alla Difesa disse che se il Primo Ministro voleva impiegare l’esercito, avrebbe dovuto deciderlo presto. Avvisò che molti negli USA pensavano che non valesse la pena percorrere la via dell’ultimatum. Sarebbe stato importante che il Primo Ministro chiarisse quale fosse il contesto politico a Bush.

 

Conclusioni:

 

(a) Dovremmo lavorare sul fatto che la GB avrebbe preso parte a qualsiasi azione militare. Ma avevamo bisogno di una fotografia più completa del piano statunitense prima di prendere ogni decisione definitiva. Il CDS dovrebbe dire all'esercito USA che stiamo valutando una serie di opzioni.

 

(b) Il Primo Ministro sarebbe ritornato sulla questione relativa a come sarebbero stati speisi i fondi per la preparazione di quest'operazione.

 

(c) Il CDS avrebbe mandato al Primo Ministro tutti i dettagli della campagna militare proposta ed eventuali suggerimenti della GB entro la fine della settimana.

 

(d) Il Segretario agli Esteri avrebbe inviato al Primo Ministro tutte le informazioni circa gli ispettori ONU e lavorare discretamente all'ultimatum a Saddam.

 

Avrebbe anche consigliato il Primo Ministro sulle posizioni dei paesi nella regione, sopratutto di Turchia e dei principali Membri dell'UE.

 

(e) John Scarlett avrebbe mandato al Primo Ministro un aggiornamento dettagliato dei servizi d'intelligence.

 

(f) Non dobbiamo ignorare il lato legale: il Procuratore Generale avrebbe considerato il parere legale con i membri dell’FCO/MOD.

 

Matthew Rycroft

consigliere presso Downing Street per la politica estera

L'angolo dei bugiardi