L'evidenza di Peter Lilley all'Inchiesta Chilcot

L’insuccesso dei media e della classe politica nel recepire/leggere le prove dell’inesistenza di armi di distruzione di massa in Iraq

 

“Serve uno sforzo costante per vedere cosa si ha si ha davanti al naso” George Orwell

 

Introduzione

 

Questa nota riguarda uno dei più grossolani insuccessi dei media e della classe politica nella storia recente: l’insuccesso, prima dell’invasione dell’Iraq, nell’accertare in modo critico, esaminando le prove pubbliche, se le asserzioni del governo circa il fatto che Saddam Hussein detenesse armi di distruzione di massa (ADM) fossero supportate dai servizi segreti e dagli ispettori delle Nazioni Unite.

 

Se l’avessero fatto, ne avrebbero dedotto (come ha fatto Robin Cook) che l’Iraq non possedeva ADM “nell’accezione comune del termine”. Avrebbero capito che si doveva procedere con l’invasione immediatamente dopo la pubblicazione della relazione Blix oppure mai più, non perché la relazione avesse trovato prove sulle ADM o su “programmi” di ADM, ma perché non ne aveva trovata alcuna e perché ulteriori ispezioni avrebbero certamente fatto venir meno il casus belli originario.

 

Invece di visionare queste prove, i media e la classe politica – compresi molti degli oppositori alla guerra – accettarono l’interpretazione del governo secondo cui le informazioni dei servizi segreti dimostravano che l’Iraq detenesse ADM; e si stupirono quando si scoprì che Saddam non ne aveva, attribuendo il tutto ad un errore dei servizi segreti.

 

Potrebbero esserci valide lezioni da trarre da questo fiasco quasi universale nell’esaminare accuratamente le prove.

 

Sommario

 

Durante il 2002 il governo britannico era visibilmente in procinto di unirsi agli Stati Uniti nell’assai controversa invasione dell’Iraq. Il casus belli invocato dal governo britannico fu quello della presunta detenzione di ADM da parte dell’Iraq, che lo rendevano una minaccia per la pace nella regione.

 

Il governo dichiarò che la valutazione dei servizi segreti circa le prove ottenute confermava che l’Iraq possedeva tali armi.

 

Robin Cook visionò le prove ottenute su questo tema quando era Ministro degli esteri e fu informato sull’ultima valutazione dei servizi segreti, in quanto membro del Gabinetto, durante la fase di preparazione della guerra. Nel suo discorso di dimissioni prima dell’inizio della guerra, Cook concluse che le prove a disposizione dei servizi segreti mostravano che: “l’Iraq probabilmente non ha armi di distruzione di massa nell’accezione comune del termine – cioè un dispositivo affidabile e in grado di essere lanciato contro un obiettivo strategico urbano. Probabilmente ha ancora tossine biologiche e munizioni chimiche da combattimento, ma le ha avute sin dagli anni ottanta quando società statunitensi vendevano a Saddam agenti chimici dell’antrace e quando il governo britannico dell’epoca approvava le fabbriche chimiche e di munizioni. Perché adesso è così urgente ricorrere all’azione militare per disarmare una capacità militare che esiste da venti anni, e che abbiamo contribuito a creare?”

 

Aveva ragione sull’inesistenza di ADM, ma fece troppe concessioni sulla possibilità che residui di tossine e di munizioni chimiche da combattimento potessero essere rimasti lì dagli anni ottanta.

 

Robin Cook mi ha confermato che l’informativa che ricevette non differiva sostanzialmente dalla valutazione del Joint Intelligence Committee (JIC) pubblicata nel Dossier del governo dell’autunno precedente. Quindi noi altri eravamo nella medesima posizione per poter giungere a nostre conclusioni sulla circostanza che ‘l’Iraq possedesse ADM nell’accezione comune del termine’ o meno.

 

Per suffragare l’asserzione che l’Iraq si fosse dotato nuovamente di ADM il governo commissionò un Dossier delle prove e dei pareri dei servizi segreti e lo pubblicò nel settembre 2002. Tony Blair dichiarò nella sua introduzione che le prove sostenevano la questione “oltre ogni dubbio”. Successivamente, il governo rese nota la relazione di Hans Blix sul lavoro svolto dagli ispettori dell’ONU. Alcuni ministri dichiararono che la relazione forniva ulteriori elementi provanti il fatto che l’Iraq si fosse di nuovo rifornito di ADM.

 

In realtà un’attenta lettura del Dossier, all’epoca, rivelò che la valutazione della JIC non fu quella che Saddam possedesse ADM, ma che avrebbe potuto fabbricare armi chimiche entro settimane e armi biologiche entro mesi utilizzando equipaggiamenti legittimi equiparabili a quelli di altri stati. La JIC indicò esplicitamente che: “queste potenzialità chimiche e biologiche hanno rappresentato la minaccia più immediata di ADM irachene”.

 

Parimenti, un’attenta lettura del rapporto Blix, all’epoca, contraddisse l’interpretazione che ne fu data dal governo alla Camera. L’unico esempio citato dal Ministro degli esteri di presunte nuove prove contenute nella relazione era che “gli ispettori hanno trovato tracce di antrace laddove l’Iraq aveva dichiarato non essercene alcuna”. Ma la stessa relazione ha chiarito che quella scoperta era stata fatta prima del 1996 dalle precedenti squadre di ispettori della Commissione Speciale dell’UNSCOM, non dalla UNMOVIC di Hans Blix, ed era da tempo nota al pubblico. Lungi dal ritrovare prove attuali della presenza di ADM, gli ispettori di Hans Blix seguirono tutti gli indizi forniti dai servizi segreti occidentali e scoprirono che nessuno dei siti sospetti conteneva la pur minima traccia di attività recenti legate alla presenza di ADM.

 

Chiunque abbia letto attentamente il Dossier o il rapporto Blix può soltanto desumerne che i servizi segreti non avevano prove che l’Iraq si fosse riequipaggiato di ADM e che gli ispettori ONU avevano confermato che l’Iraq non ne era in possesso. Purtroppo quasi nessuno ha letto questi documenti attentamente – affidandosi invece all’introduzione assai tendenziosa di Tony Blair e all’interpretazione governativa che ben poco si rifaceva al contenuto.

 

George Orwell diceva che “vedere cosa si ha sotto il proprio naso richiede uno sforzo costante”. Emergono importanti lezioni da questa esperienza su come e perché la classe politica e quella mediatica nella loro quasi totalità abbiano ignorato le prove, che avevano sotto il naso, che l’Iraq non detenesse ADM.

 

Scopo di questa nota

 

Lo scopo di questa nota non è di discutere se il dossier sia stato ‘gonfiato’ o meno. Anche se lo fosse, questa operazione potrebbe esser stata oscurata, ma non avrebbe celato al lettore il dato secondo cui i servizi segreti non stessero notificando al governo che l’Iraq deteneva ADM.

 

L’obiettivo non è nemmeno quello di porre in questione il fatto che Saddam Hussein avesse in passato detenuto ADM – chiaramente le aveva e le aveva usate contro l’Iran e all’interno dell’Iraq. Non è nemmeno appurare il fatto se Saddam volesse o meno rigenerare i rifornimenti di ADM o se lo avrebbe fatto avendone avuto l’occasione – sicuramente lo voleva e lo avrebbe fatto.

 

Il punto centrale di questa nota è semplicemente quello di chiedersi perché su una questione così centrale e controversa come l’invasione dell’Iraq, a malapena qualche politico e ancor meno giornalisti si sono preoccupati di leggere in modo critico il Dossier del governo e il rapporto Blix – affidandosi invece ad una interpretazione ufficiale del loro contenuto.

 

Cosa diceva il Dossier

 

La sezione chiave del dossier relativa alle armi chimiche e biologiche è il capitolo 3, paragrafi da 2 a 4, intitolati Valutazione della JIC: 1999–2002. Questa sezione rivela che rispetto alle armi biologiche “la JIC ha concluso che l’Iraq aveva competenze, equipaggiamenti e materiali sufficienti per produrre agenti chimici da guerra biologica entro settimane, utilizzando le sue legittime infrastrutture biotecnologiche.” Rispetto alle armi chimiche si dice che “queste scorte [di agenti chimici da guerra biologica e di precursori chimici conservati dal 1991] permetterebbero all’Iraq di produrre quantità significative di iprite (gas mostarda) entro settimane e di gas nervino entro mesi. … Queste potenzialità chimiche e biologiche rappresentavano la minaccia più immediata da armi di distruzione di massa irachene”. In breve il dossier ammette che il parere del JIC fino al 2002, quando fu commissionato il dossier, era che:

 

• La minaccia dell’Iraq non deriva dalla detenzione di ADM ma dalla capacità di fabbricarle.

• Ci vorrebbero settimane o mesi prima di fabbricare gli agenti chimici necessari per queste armi (che dovrebbero poi essere armate e dispiegate).

• La capacità di creare armi chimiche dipendeva dalla quantità di scorte di precursori chimici conservate, nonostante gli sforzi degli ispettori ONU, dal 1991 – che, qualora siano realmente esistite, presumibilmente non erano in grandi quantità.

• La capacità di fabbricare armi biologiche dipendeva da “l’uso delle legittime infrastrutture biotecnologiche”. Si potrebbe dire lo stesso di un qualsiasi altro stato del mondo dotato di industrie chimiche, farmaceutiche o persino birrifici anche fra le più basilari. Infatti, successivamente il dossier riconosce che “una qualsiasi industria petrolchimica o biotecnologica, così come le organizzazioni per la salute pubblica, necessita legittimamente di molti materiali e equipaggiamenti richiesti per la fabbricazione di armi chimiche e biologiche”.

 

Su questi presupposti ogni paese dalla Thailandia alla Turchia possiede un “potenziale per le armi biologiche”. Quella sezione contiene la valutazione della JIC fino al momento in cui il dossier fu commissionato e si conclude così: “negli ultimi sei mesi la JIC ha confermato i suoi giudizi iniziali sulle potenzialità irachene di armamenti chimici e biologici [ossia che le potenzialità per la produzione di armi chimiche entro settimane e di armi biologiche entro mesi usando legittimi equipaggiamenti biotecnologici … rappresentassero la minaccia più immediata da armi di distruzione di massa irachene].”

 

Informazioni recenti

 

Subito dopo questa chiarissima conclusione, la questione viene offuscata da una strana sezione intitolata “Informazioni recenti”. La frase d’apertura sembrerebbe confermare la valutazione precedente, ma in realtà la contraddice. Si legge: “Successivamente, sono emerse informazioni da fonti attendibili che integrano le informazioni precedenti e che confermano la valutazione del JIC secondo cui l’Iraq ha armi chimiche e biologiche”. Il riferimento alle potenzialità non compare più. Ciò contraddice la sezione precedente sopracitata che affermava chiaramente che la minaccia derivava dalle “potenzialità” di fabbricazione – non dalla effettiva detenzione di ADM.

 

Inoltre, questa è l’unica affermazione, nell’intero dossier, della valutazione del JIC secondo cui l’Iraq detenesse effettivamente ADM piuttosto che la capacità di produrle nel giro di settimane o mesi. Eppure viene presentata in modo fuorviante come confermativa di una valutazione che in realtà ci si è meticolosamente astenuti dal fare.

 

All’epoca apparve come un inserimento dell’ultimo minuto, scritto in fretta e furia, per ‘rimpinzare’ il dossier.

 

Il resto della sezione rivela che le “informazioni recenti” erano relative a segnalazioni di discussioni in seno alla dirigenza irachena che indicavano l’importante ruolo che le armi chimiche e biologiche ricoprivano nella strategia militare irachena, e che si stanno adottando misure per evitare che gli ispettori ONU trovino prove relative ai programmi di ADM e che Saddam era disposto ad usarle contro la popolazione sciita.

 

Si conclude con l’infame frase “le informazioni indicano che le forze armate irachene possono dispiegare armi chimiche o biologiche entro 45 minuti da un ordine in tal senso”. Questa affermazione dei 45 minuti viene ripetuta quattro volte nel documento. Se fosse vera, ciò implicherebbe che l’esercito iracheno dispone di scorte di armi cariche e schierate – non soltanto la capacità di produrle in settimane o mesi. Tuttavia se così fosse sarebbe più difficile occultare la loro esistenza, il numero di persone a conoscenza della loro esistenza sarebbe ben più grande, e l’assenza di testimonianze dirette del dispiegamento di tali armi ben più strano.

 

Il lettore serio e laico doveva decidere se credere che:

 

• la valutazione del JIC in oggetto si estendesse su più anni e confermasse durante gli ultimi sei mesi che “la minaccia più immediata da armi di distruzione di massa irachene” derivasse non dalla detenzione di ADM ma dalla potenzialità di produrle nel giro di settimane o mesi, oppure

• un’inserzione fatta all’ultimo minuto che la contraddiceva e che; coincideva convenientemente con lo scopo politico del dossier; conteneva l’unica asserzione di tutto il dossier che indicasse che l’Iraq possedeva ADM utilizzabili; era chiaramente basata su conclusioni di conversazioni ad alto livello e senza nessuna evidenza diretta; la cui validità non è stata confermata perché la JIC non aveva tempo a sufficienza per valutare.

 

Qualsiasi lettore laico all’epoca poteva concludere (come l’autore di questa nota) che l’inserimento di questa relazione all’ultimo minuto assomigliava molto ad un tentativo di attaccarsi all’ultima speranza e non poteva passar sopra alla valutazione conclusiva della JIC.

 

Non è sorprendente che il Rapporto Butler abbia rivelato che le fonti delle “informazioni recenti” si siano poi dimostrate inaffidabili. Ancora non molto tempo fa è stato detto che una delle fonti chiave consisteva in conversazioni con un tassista di Baghdad!

 

Il ogni caso, l’obiettivo di questa nota non è se, con il senno di poi e con le informazioni che sono emerse col tempo, possiamo o meno spiegare l’assenza di ADM, bensì se un lettore intelligente all’epoca avrebbe potuto dedurre che non c’erano prove che l’Iraq possedesse ADM. Questa è certamente la conclusione a cui arrivai io e della quale cercai di persuadere i principali esponenti del mio partito.

 

Cosa sapevano i ministri

 

A disposizione dei media e dell’opinione pubblica c’erano le informazioni del Dossier e, successivamente, del Rapporto Blix.

 

Il Gabinetto dei Ministri era in grado di richiedere informazioni dirette ai servizi di sicurezza, così come fece Robin Cook che, in quanto Ministro degli Esteri, aveva potuto consultare le relazioni che arrivavano quotidianamente. Cook mi disse che le informazioni non differivano materialmente dalle valutazioni della JIC contenute nel Dossier.

 

In principio quindi, qualsiasi lettore attento del dossier avrebbe potuto farsi un’idea dell’esistenza o meno di ADM sulla base delle prove disponibili a Robin Cook. Nel suo discorso di dimissioni, alla vigilia dell’invasione, Cook disse:

 

L’Iraq probabilmente non ha armi di distruzione di massa nell’accezione comune del termine – cioè un dispositivo affidabile e in grado di essere lanciato contro un obiettivo strategico urbano. Probabilmente ha ancora tossine biologiche e munizioni chimiche da combattimento, ma le ha avute sin dagli anni ottanta quando società statunitensi vendevano a Saddam agenti chimici dell’antrace e quando il governo britannico dell’epoca approvava le fabbriche chimiche e di munizioni. Perché adesso è così urgente ricorrere all’azione militare per disarmare una capacità militare che esiste da venti anni, e che abbiamo contribuito a creare?

 

E’ preoccupante che nessun altro ministro sia arrivato ad una conclusione simile. Non sappiamo se qualche altro ministro abbia cercato di procurarsi individualmente altre informazioni dai servizi d’intelligence. Se così è stato, non sappiamo se questi briefing facessero chiarezza sul fatto che secondo la dichiarazione ufficiale “la minaccia più immediata posta dalle ADM dell’Iraq” consisteva nella possibilità di produrre armi chimiche e biologiche nell’arco di poche settimane o mesi. La maggior parte sembra essersi affidata alle affermazioni del Primo Ministro per quanto riguarda l’esistenza di tali armi.

 

Sono i Ministri, non i funzionari, ad essere responsabili davanti al Parlamento. Non possono incolpare i funzionari di pareri sbagliati o poco chiari. I Ministri sono responsabili per i pareri che ricevono. E’ loro compito provare, mettere in dubbio e stabilire il valore di quei pareri.

 

Purtroppo la dottrina della responsabilità ministeriale è stata erosa dalla recente tendenza dei ministri a dare la responsabilità degli errori ai funzionari ed eliminare loro.

 

 

Il Rapporto di Hans Blix  

 

Hans Blix ha pubblicato il terzo Rapporto "Unresolved disarmament issues" sui risultati delle ricerche effettuate dagli ispettori UNMOVIC il 6 marzo 2003 ed è stato presentato al parlamento il 10 marzo – solo una settimana prima della decisione di invadere l’Iraq. La lunghezza del rapporto e la mancanza di tempo hanno fatto sì che i deputati ed altri dipendessero più del solito dall’interpretazione del governo. Purtroppo la presentazione è stata profondamente ingannevole e l’accesso dei deputati alla relazione è stato ostacolato, probabilmente senza volerlo.

 

Nella dichiarazione al Parlamento il Ministro degli Esteri Jack Straw ha detto: “Ho fornito alla Biblioteca [della Camera dei Comuni] alcune copie del Rapporto. Ne raccomando la lettura. In 173 pagine si spiega accuratamente e dettagliatamente la terribile natura delle armi che Saddam ha cercato di sviluppare con tanta determinazione.”

 

Dopo essermi recato in Biblioteca, ho scoperto che era impossibile ottenere una copia del Rapporto. Allora ho deciso di presentare una mozione d’ordine:

 

Mozione d’ordine vice Presidente. Mi spiace interrompere il dibattito ma vorrei fare un’importante comunicazione. Il Ministro degli Esteri ha da poco fatto una dichiarazione per spiegare le ragioni del Governo basandosi su un documento prodotto dall’UNMOVIC, intitolato “Questioni irrisolte di disarmo: i programmi e le armi iracheni proscritti”. Il Ministro ha detto che erano state fornite copie di tale documento alla Biblioteca e ne ha raccomandato la lettura a tutti noi. Ha detto che nelle 173 pagine che lo compongono si spiega accuratamente e dettagliatamente la terribile natura delle armi di Saddam. Sono appena stato in Biblioteca a chiederne una copia. Mi è stato detto che non è possibile produrre duplicati da portar via e che avrei dovuto leggerle tutte e 173 in Biblioteca. Si tratta di un documento importantissimo: è la base sul quale potremmo dichiarare la guerra tra pochi giorni. Non possiamo metterci in fila e leggerlo in Biblioteca, ma non abbiamo il permesso di portare una copia nei nostri uffici. Signor vice Presidente le sarei grato se potesse mettersi in contatto con la Biblioteca o il Ministero degli Esteri per chiedere di mettere a disposizione altre copie di modo che, come ha detto il ministro, tutti i deputati possano accedere al documento.

 

Non dico che questa mancanza fosse voluta. Jack Straw si è guadagnato la reputazione di “buon membro della House of Commons” per probità e per aver sempre incoraggiato il dibattito aperto. Chi di dovere si è subito attivato per porre rimedio a questa situazione. Troppo tardi però perché i deputati potessero rispondere compiutamente alla dichiarazione del Ministro degli Esteri.

 

In parlamento Jack Straw ha anche detto: “…vorrei dare alla Camera una sola illustrazione tratta dalle 29 questioni irrisolte: antrace – facilmente inalabile e con un tasso di morte del 90% e oltre se non curato. Sono sufficienti piccole quantità per infliggere vasti danni mortali. Contrariamente a quanto sostenuto dagli Iracheni, gli ispettori hanno trovato traccia di antrace là dove avevano dichiarato non ve ne fosse alcuna.”

 

Questo significa che gli ispettori UNMOVIC avrebbero trovato prove che l’Iraq possedeva antrace. Sarebbe la prima pistola fumante che prova che Saddam aveva le ADM. Ho letto la parte menzionata da Straw e in effetti in quella sezione del Rapporto (pag. 95) si fa riferimento ai risultati delle ricerche non del gruppo di ispettori UNMOVIC del 2002, ma di quelli di UNSCOM che avevano operato fino al 1996 – risultati che erano di dominio pubblico ormai da tempo. Nella relazione sullo storico legame tra l’Iraq e l’antrace, scrive Blix:

 

Contrariamente alle affermazioni degli Iracheni per cui non è stata impiegata nessuna struttura alla produzione di antrace, l’UNSCOM ha rilevato presenze di antrace in due impianti per la fermentazione ed un contenitore mobile in una centrale di Al Daura per il vaccino contro l’afta epizootica. Secondo UNSCOM, il ceppo del batterio era in linea con quello usato dall’Iraq nel programma di armi biologiche”. Due dei tre equipaggiamenti precedentemente risultati positivi furono distrutti nel giugno 1996 come stabilito dalla risoluzione 687 (del 1991). Una missione di follow-up effettuata nel 1996 presso lo stesso impianto non ha rilevato alcuna traccia di antrace né attrezzature relative ad esso.

 

In pratica, il Ministro degli Esteri ha fatto economia della verità e ha fuorviato la Camera dei Comuni facendo credere che vi fossero nuove prove che Saddam possedesse ADM.

 

E’ significativo che quando Straw ha scelto di “voler dare alla Camera una sola illustrazione” dei risultati delle ricerche di ADM, questa fosse completamente falsa. Non avrebbe potuto dare un esempio migliore perché, come ho scoperto dopo aver laboriosamente spulciato l’intero rapporto, non c’è nessun altro riferimento ad una qualsiasi prova che in Iraq esistano ADM.

 

Eppure Blix ha detto chiaramente che le informazioni che riceveva provenivano da servizi d’intelligence occidentali dei siti dove si riteneva vi fossero ADM e lui aveva scrupolosamente investigato senza trovare alcunché.

 

All’epoca, alcuni di coloro a favore dell’invasione credevano che i servizi d’intelligence avessero prove solide della presenza di ADM in Iraq e sostenevano che Blix e l’UNMOVIC avrebbero dovuto avere più tempo per trovarle. In ogni caso, era chiaro che Blix ritenesse che l’Iraq non avesse significative quantità e che non c’era rimasto più nessuna area da perlustrare.

 

Era chiaro che dare a Blix altro tempo non avrebbe fruttato nessuna scoperta, se non quella che le ADM non c’erano proprio. Questo è il motivo per cui i governi statunitense e britannico, determinati a procedere con l’invasione per sbarazzarsi di Saddam, avvalendosi della giustificazione di un presunto possesso di ADM, non potevano lasciare che l’ispezione continuasse.

 

In seguito, ospite di una riunione di un gruppo interparlamentare della Camera dei Comuni, Hans Blix ha confermato che il continuo aumento delle prove che l’Iraq non aveva ADM significò che l’invasione dell’Iraq doveva avvenire.

 

Lezioni da trarre da questo insuccesso per vedere cosa avevamo sotto il naso  

 

Conclusione

 

• I servizi d’intelligence britannici non avevano prove per dimostrare che l’Iraq avesse ADM “nell’accezione comune del termine”.

• Non sostenevano il contrario nel Dossier disponibile alla stampa, al parlamento e all’opinione pubblica.

• Purtroppo nessuno si è preoccupato di leggere il Dossier con occhio critico - affidandosi invece all’interpretazione del governo.

• I Ministri potevano accedere direttamente alle informazioni, ma queste non differivano materialmente dal Dossier, che infatti conduceva alle stesse conclusioni alle quali era giunto Robin Cook: “E’ probabile che l’Iraq non abbia armi di distruzione di massa nell’accezione comune del termine – ovvero un dispositivo credibile in grado di essere utilizzato contro un obiettivo strategico urbano.”

• Il Rapporto Blix ha chiarito ulteriormente che l’Iraq non possedeva ADM utilizzabili nonostante i tentativi manifestamente fuorvianti di Ministri di far credere il contrario. • Quasi nessun giornalista o deputato sembra aver letto il rapporto che era in effetti lungo e difficile da reperire.

• Era comunque chiaro al Primo Ministro e non solo che ulteriori indagini da parte di Blix e del suo team non avrebbero trovato quasi certamente nessun armamento. Ne avrebbero dimostrato invece l’assenza. Per questo si è dovuto procedere con l’invasione, perché altre ispezioni avrebbero distrutto la giustificazione, ovvero le presunte ADM.

• L’insuccesso che ne è seguito, ovvero il mancato rinvenimento di ADM, non dovrebbe quindi sorprendere nessun deputato e giornalista che abbia letto i rapporti ufficiali disponibili.

 

Lezioni

 

• Sia i giornalisti che i parlamentari devono riprendere l’abitudine di leggere documenti ufficiali con occhio critico.

• Alcuni giornalisti si affidano esageratamente all’accesso privilegiato ai briefing del governo pensando di carpire così “il vero significato di un annuncio”.

• I semplici deputati al momento non hanno possibilità alcuna di accedere a documenti governativi fin quando non si presenta loro l’opportunità di interrogare i Ministri sulla base delle loro stesse dichiarazioni, fornendo soltanto un sommario molto parziale dei contenuti. I deputati dovrebbero avere lo stesso accesso dei ministri ai documenti del governo un’ora prima delle loro dichiarazioni.

• Quando c’è una politica bipartisan sostenuta da entrambi gli schieramenti principali, la critica alla linea del governo viene meno. In tali circostanze la capacità di critica informata dai semplici deputati assume ancora più importanza.

• I Ministri sono responsabili per le consulenze a cui si affidano ed è loro dovere dubitare e testare pareri e informazioni che ricevono. Non possono dirottare le loro responsabilità sui funzionari.

 

 

Traduzione di Gabriele Di Battista e Matteo Angioli

L'angolo dei bugiardi