Inchiesta Chilcot ufficialmente in crisi



Sappiamo che l'Inchiesta guidata da Sir John Chilcot, creata nell'estate 2009 per stabilire la verità sulle circostanze in cui il Governo Blair ha assicurato la partecipazione alla guerra in Iraq, ha dovuto subire almeno tre ritardi nel raggiungere la fase finale dei suoi lavori, ovvero la pubblicazione del rapporto conclusivo. Ma il comunicato pubblicato sul sito dell'Inchiesta il 5 novembre contiene una novità importante. Mentre negli annunci precedenti Sir John indicava comunque una seppur ipotetica scadenza, stavolta è costretto ad ammettere che in queste condizioni la commissione non può proseguire i lavori e, significativamente, che 
"è increscioso che Governo e Inchiesta non abbiano trovato un accordo su quali categorie di documenti più problematici si possano pubblicare". Con un tocco di diplomazia Sir John scrive 'Governo e Inchiesta', ma è evidente dal resto del comunicato (e non solo) dove nasca il disaccordo.

In una lettera inviata al Primo Ministro David Cameron lo scorso 4 novembre, Chilcot chiede infatti di poter pubblicare in particolare 25 note spedite da Blair a Bush, circa 130 registrazioni di conversazioni tenutesi alternativamente tra George Bush, Tony Blair e Gordon Brown, e circa 200 resoconti di altrettante riunioni di Gabinetto. Il Governo Cameron, attraverso il Segretario di Gabinetto Sir Jeremy Heywood, destinatario formale delle richieste di desecretazione, continua a negare l'accesso e la divulgazione degli atti menzionati. E' per questo che Sir John, d'intesa con i suoi colleghi, scrive 
"non proseguiremo l'invio di critiche provvisorie senza aver prima fatto chiarezza su quale tipo di evidenza potrà essere usata pubblicamente a sostegno di tali critiche". In altre parole, il processo di "maxwellizzazione", cioè informare chi sarà oggetto di critiche dando loro la possibilità di rappresentare una sorta di difesa, si ferma.

Lo stallo è ufficiale. E se Cameron nella rapida e sbrigativa risposta a Chilcot del 5 novembre assicura di sciogliere presto i nodi in questione, il giornalista del Guardian Richard Norton-Taylor ricorda che mentre Tony Blair, Alastair Campbell, Jack Straw e altri membri del Gabinetto hanno pubblicato memorie e biografie 
"utilizzando e pubblicando informazioni privilegiate (senza incorrere in sanzione alcuna), una commissione di consiglieri privati della Regina [l'Inchiesta Chilcot appunto, ndr] voluta da un ex Primo Ministro, non può fare altrettanto", proprio per il rifiuto di David Cameron. La conclusione del comunicato è chiara: "l'Inchiesta non è quindi in grado di confermare quando potrà avviare il processo di 'maxwellizzazione'".

Tenendo presente che tale processo potrebbe richiedere alcuni mesi, non è da escludere che il rapporto finale non veda la luce prima del 2015, anno in cui si terranno le elezioni politiche in Gran Bretagna. Nel silenzio politico generale che include anche il vice Primo Ministro britannico liberal-democratico Nick Clegg, il 10 novembre in un articolo intitolato "Democrazie in prognosi riservata", apparso sul Corriere della Sera, l'Ambasciatore Sergio Romano scrive: 
"I regimi rappresentativi sembrano aver smarrito la capacità di imparare dai propri errori" e "[...] è anche possibile che le democrazie soffrano di mali meno facilmente guaribili e che occorra prepararsi a una lunga crisi, dagli esiti difficilmente prevedibili". La guerra in Iraq non è uno di quegli errori da cui imparare e ripartire?


Matteo Angioli


 

L'angolo dei bugiardi