Inchiesta Chilcot sulla guerra in Iraq: ci siamo?

 

Cinque anni dopo la sua creazione, l’Inchiesta sulla guerra in Iraq, diretta da Sir John Chilcot, sembra finalmente approdare alla fase finale, quella cioè che porterà alla pubblicazione del rapporto finale. Per sbloccare l’enorme ritardo accumulato dall’Inchiesta è servito un compromesso tra Chilcot e il Segretario del Consiglio dei Ministri, Sir Jeremy Heywood. Quest’ultimo infatti, istruito da Cameron, a sua volta “istruito” da Blair, aveva finora resistito alle richieste presentate da Chilcot di includere nel rapporto finale una corrispondenza intercorsa tra Tony Blair e George Bush nel periodo precedente alla guerra.

Il compromesso prevede la pubblicazione di alcuni estratti della corrispondenza ma con probabili omissis. A pubblicazione avvenuta, il Parlamento potrà dibattere sul rapporto e le lezioni che il Regno Unito dovrebbe trarne. Questo lungo sforzo diplomatico potrebbe rafforzare quei parlamentari che rivendicano un maggior controllo del legislativo sull’esecutivo ed è un’occasione per compiere un importante passo verso l’attuazione del “diritto alla conoscenza”. Un atto verso la responsabilizzazione dei governi che vedranno crescere il controllo sul loro operato da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Di questo ed altro tratterà il Convegno organizzato dal Partito Radicale, assieme a Non c'è Pace Senza Giustizia e Nessuno Tocchi Caino, a Bruxelles il 18 e 19 febbraio.

Intanto, se diminuiscono i giorni che ci separano dalla pubblicazione del Rapporto Chilcot, aumenta il bilancio dei civili uccisi quotidianamte in Iraq. Secondo un rapporto dell’ONU, diffuso dal NYT, nel mese di gennaio sono stati almeno 733. Secondo l’organizzazione Iraq Body Count il totale è invece 1076.


Matteo Angioli


 

L'angolo dei bugiardi