Il verbale di Crawford, Texas, del 22 febbraio 2003

Trascrizione pubblicata da El País il 26 settembre 2007

 

Quella che segue è la trascrizione della conversazione tra il Presidente George W. Bush e il Primo Ministro Josè Maria Aznar a Crawford, in Texas, il 22 febbraio 2003. Il testo è stato adattato dal testo originale spagnolo di Alvaro Degive-Màs grazie a Scott Staton, ed è stato pubblicato su ElPaísil 26 settembre 2007.

 

Presidente Bush: «Siamo favorevoli a ottenere una seconda risoluzione del Consiglio di Sicurezza, e vorremmo ottenerla in fretta. Vorremmo annunciarla lunedì o martedì» [24 o 25 febbraio 2003, ndr].

Primo Ministro Aznar: «Meglio martedì, dopo la riunione del Consiglio Affari Generali dell’Unione Europea. È importante mantenere lo slancio che abbiamo ottenuto per la risoluzione dal vertice dell’Unione Europea (a Bruxelles, lunedì 17 febbraio, ndr). Preferiamo attendere fino a martedì».

Bush: «Potrebbe essere lunedì pomeriggio, considerando il fuso orario. In ogni caso, la prossima settimana. Puntiamo ad una risoluzione scritta in modo che non contenga elementi vincolanti, che non menzioni l’uso della forza e che constati che Saddam Hussein non è stato in grado di rispettare i suoi obblighi. Una risoluzione di questo tipo la possono votare in molti. Sarebbe simile a quella approvata per il Kosovo [10 giugno 1999]».

Aznar: «Verrebbe presentata di fronte al Consiglio di Sicurezza prima e indipendentemente da una dichiarazione parallela?»

Condoleeza Rice: «In effetti, non ci sarebbero dichiarazioni parallele. Stiamo pensando a una risoluzione il più semplice possibile, senza tanti dettagli di adempimento, che potrebbero servire a Saddam Hussein per utilizzarli come tappe e poi non rispettarle. Stiamo parlando con Blix [il capo degli ispettori dell’Onu, ndr] e altri del suo team per ottenere delle idee utili per introdurre la risoluzione».

 

Sbarazzarsi di lui

 

Bush: «Saddam Hussein non cambierà, continuerà a giocare. È arrivato il momento di sbarazzarsi di lui. È così. Da parte mia, cercherò di usare una retorica il più sottile possibile, fintanto che cerchiamo di far approvare la risoluzione. Se qualcuno metterà il veto [Russia, Cina e Francia, con Stati Uniti e Regno Unito, hanno il diritto di veto al Consiglio di sicurezza, ndr], noi andremo avanti. Saddam Hussein non sta disarmando. Dobbiamo beccarlo adesso. Finora abbiamo mostrato una pazienza incredibile. Restano due settimane. In due settimane saremo pronti, dal punto di vista militare. Credo che ce la faremo con la seconda risoluzione. In Consiglio di sicurezza abbiamo i tre africani [Camerun, Angola e Guinea, ndr], i cileni, i messicani. Parlerò con loro, e anche con Putin, naturalmente. Saremo a Baghdad a fine marzo. C’è un 15% di possibilità che per quella data Saddam Hussein sia morto o fuggito. Ma queste possibilità non esistono finché non avremo mostrato la nostra risoluzione. Gli Egiziani stanno parlando con Saddam Hussein. Sembra che abbia fatto sapere che è disposto ad andare in esilio se gli permetteranno di portare con sé un miliardo di dollari e tutte le informazioni che desidera sulle armi di distruzione di massa. [Muammar] Gheddafi ha detto a Berlusconi che Saddam se ne vuole andare. Mubarak ci dice che in queste circostanze ci sono forti probabilità che venga assassinato.

Ci piacerebbe agire su mandato delle Nazioni Unite. Se agiremo militarmente lo faremo con grande precisione, focalizzandoci sui nostri obbiettivi. Decimeremo le truppe fedeli a Saddam, e l’esercito regolare capirà in fretta che sta succedendo. Abbiamo fatto arrivare un messaggio chiaro ai generali di Saddam Hussein: li tratteremo come criminali di guerra. Sappiamo che hanno accumulato enormi quantità di dinamite per far esplodere le infrastrutture e i pozzi petroliferi. Abbiamo previsto di occupare questi pozzi rapidamente. Anche i sauditi ci aiuteranno, mettendo sul mercato il petrolio che sarà necessario. Stiamo elaborando un ingente pacchetto di aiuti umanitari. Possiamo vincere senza distruzioni. Stiamo progettando già l’Iraq del dopo Saddam, e credo che ci siano buone basi per un futuro migliore. L’Iraq dispone di una buona struttura burocratica e di una società civile relativamente forte. Potrebbe organizzarsi in una federazione. Nel frattempo, stiamo facendo tutto il possibile per soddisfare le esigenze politiche dei nostri amici e alleati».

Aznar: «È importante [poter] contare su una risoluzione. Agire senza una risoluzione non è la stessa cosa. Converrebbe molto avere la maggioranza al Consiglio di Sicurezza sulla seconda risoluzione. Sarebbe più importante questo del veto. Noi pensiamo che il contenuto della risoluzione dovrebbe constatare, tra le altre cose, che Saddam Hussein ha perso la sua occasione».

Bush: «Sì, certo. Sarebbe meglio così che fare riferimento ai “mezzi necessari”» [si riferisce alla risoluzione tipo dell’Onu che autorizza a usare “tutti i mezzi necessari”, ndr].

Aznar: «Saddam Hussein non ha cooperato, non ha disarmato, dovremmo fare un riassunto delle sue inadempienze e lanciare un messaggio più elaborato. Ciò permetterebbe al Messico per esempio di fare un passo» [si riferisce al cambio di posizione del Messico, opposto alla seconda risoluzione, che il Presidente Vicente Fox aveva personalmente comunicato ad Aznar nella sua visita del 21 febbraio a Città del Messico, ndr].

Bush: «La risoluzione sarà fatta in modo da poterti dare una mano. Del contenuto, a me importa poco».

Aznar: «Ti faremo arrivare alcuni testi».

Bush: «Noi abbiamo solo un criterio: che Saddam Hussein disarmi. Non possiamo permettere che la tiri fino all’estate. In fin dei conti, ha già avuto quattro mesi, ed è un periodo più che sufficiente per disarmare».

Aznar: «Con quel testo noi potremmo divenire co-autori e convincere altri paesi a seguirci».

Bush: «Perfetto».

 

Il momento di agire

 

Aznar: «Mercoledì prossimo [16 febbraio, ndr] vedrò Chirac. La risoluzione avrà già cominciato a circolare».

Bush: «Mi sembra ottimo. Chirac conosce perfettamente la realtà. I servizi segreti gliel’hanno spiegata. Gli Arabi stanno trasmettendo a Chirac un messaggio chiarissimo: Saddam Hussein se ne deve andare. Il problema è che Chirac crede di essere “Mister Arab”, e in realtà sta rendendo loro la vita impossibile. Ma io non voglio avere nessuna rivalità con Chirac. Abbiamo punti di vista differenti, ma vorrei che ci si limitasse a questo. Porgigli i miei più cari saluti. Sinceramente! Meno rivalità sentirà tra noi e meglio sarà per tutti».

Aznar: «Come si combinerà la risoluzione con il rapporto degli ispettori?».

Rice: «Non ci sarà nessun rapporto il 28 febbraio, gli ispettori presenteranno un rapporto scritto il primo marzo, e comparirà di fronte al Consiglio di sicurezza non prima del 6 o 7 marzo 2003. Non ci aspettiamo grandi cose da questo rapporto. Ho l’impressione che Blix sarà più critico di prima rispetto alla buona volontà degli iracheni. Una settimana dopo che gli ispettori saranno comparsi davanti al Consiglio, dovremo prevedere il voto sulla risoluzione. Nel frattempo gli iracheni cercheranno di spiegare che stanno adempiendo ai loro obblighi. Il che non è vero e non sarà sufficiente, anche se annunceranno la distruzione di qualche missile».

Bush: «È come la tortura della goccia cinese. Dobbiamo mettere fine a questa storia».

Aznar: «Sono d’accordo, però sarebbe meglio contare su più gente possibile. Abbi un po’ di pazienza».

Bush: «La mia pazienza è esaurita. Non andrò oltra la metà di marzo».

Aznar: «Non ti chiedo di avere una pazienza infinita. Ti chiedo semplicemente di fare il possibile perché tutto quadri».

Bush: «Paesi come Messico, Cile, Angola e Camerun devono sapere che c’è in gioco la sicurezza degli Stati Uniti e agire con un sentimento di amicizia nei nostri confronti. [Il presidente cileno Ricardo, ndr] Lagos deve sapere che l’Accordo di Libero Scambio con il Cile è in attesa di conferma da parte del Senato, e che un atteggiamento negativo potrebbe metterne in pericolo la ratifica. L’Angola sta ricevendo fondi del Millennium Account, e anche questi potrebbero essere compromessi se non si mostreranno positivi. E Putin deve sapere che col suo atteggiamento sta mettendo in pericolo le relazioni tra Russia e Stati Uniti».

Aznar: «Tony [Blair, ndr] vorrebbe arrivare fino al 14 marzo».

Bush: «Io preferisco il 10. È come il gioco del poliziotto cattivo e del poliziotto buono. Non mi importa di essere il poliziotto cattivo e che Blair sia quello buono».

 

Un criminale di guerra

 

Aznar: «È vero che esistono possibilità che Saddam Hussein vada in esilio?».

Bush: «Sì, esiste questa possibilità. C’è anche la possibilità che venga assassinato».

Aznar: «Esilio con qualche garanzia?».

Bush: «Nessuna garanzia. È un ladro, un terrorista, un criminale di guerra. A confronto di Saddam, Milosevic sarebbe una Madre Teresa. Quando entreremo, scopriremo molti altri crimini e lo porteremo di fronte alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Saddam Hussein crede già di averla scampata. Crede che Francia e Germania abbiano fermato il processo alle sue responsabilità. Crede anche che le manifestazioni della settimana scorsa [sabato 15 febbraio, ndr] lo proteggano. E crede che io sia molto indebolito. Ma la gente che gli sta intorno sa che le cose stanno in un altro modo. Sanno che il suo futuro è in esilio o in una cassa da morto. Per questo è importantissimo mantenere la pressione su di lui. Gheddafi ci dice indirettamente che questo è l’unico modo per farla finita con lui. L’unica strategia di Saddam Hussein è ritardare, ritardare, ritardare».

Aznar: «In realtà, il successo maggiore sarebbe vincere la partita senza sparare un solo colpo ed entrando a Bagdad».

Bush: «Per me sarebbe la soluzione perfetta. Io non voglio la guerra. Lo so che cosa sono le guerre. Conosco la distruzione e la morte che si portano dietro. Io sono quello che deve consolare le madri e le vedove dei morti. È naturale che per noi questa sarebbe la soluzione migliore. Inoltre, ci farebbe risparmiare 50 miliardi di dollari».

Aznar: «Abbiamo bisogno che ci diate una mano con la nostra opinione pubblica».

Bush: «Faremo tutto quello che possiamo. Mercoledì prossimo parlerò della situazione in Medio Oriente, proponendo un nuovo piano di pace, che conosci, e parlerò delle armi di distruzione di massa, dei benefici di una società libera e collocherò la storia dell’Iraq in un contesto più ampio. Forse vi servirà».

 

Il giudizio della storia

 

Aznar: «Stiamo attuando un cambiamento profondo per la Spagna e per gli Spagnoli. Stiamo cambiando la politica che il Paese ha seguito negli ultimi 200 anni».

Bush: «Io sono guidato da un senso di responsabilità storico, come te. Quando tra alcuni anni la Storia ci giudicherà non voglio che la gente si domandi perché Bush, o Aznar, o Blair non fecero fronte alle proprie responsabilità. In definitiva, quello che la gente vuole è potersi godere la libertà. Non molto tempo fa, in Romania, mi sono ricordato di quel che susccesse con Ceausescu: bastò che una donna lo chiamasse bugiardo per far crollare il suo sistema repressivo. E’ l’inarrestabile potere della libertà. Sono convinto che avrò quella risoluzione».

Aznar: «Sarebbe la cosa mgliore».

Bush: «Ho preso io la decisione di andare in Consiglio di Sicurezza. Nonostante le divergenze nella mia amministrazione, ho detto ai miei che dovevamo lavorare insieme ai nostri amici. Sarebbe fantastico contare su una seconda risoluzione».

Aznar: «L’unica cosa che mi preoccupa di te è il tuo ottimismo».

Bush: «Sono ottimista perché credo di essere nel giusto. Sono in pace con me stesso. Ci è toccato affrontare una grave minaccia contro la pace. Mi irrita tantissimo vedere l’insensibilità degli europei riguardo alle sofferenze che Saddam Hussein infligge agli iracheni. Forse siccome è scuro, lontano e musulmano, allora tanti Europei pensano che tutto vada bene. Non mi dimenticherò quello che mi disse una volta Solana [ex Segretario Generale della NATO]: perché noi Americani pensiamo che gli Europei siano antisemiti e incapaci di far fronte alle loro responsabilità? Questo atteggiamento difensivo è terribile. Devo riconoscere che con Kofi Annan ho degli ottimi rapporti».

Aznar: «Condivide le tue preoccupazioni etiche».

Bush: «Tanto più mi attaccano gli europei, tanto più sono forte qui negli Stati Uniti».

Aznar: «Dovremmo rendere compatibile questa tua forza con l’apprezzamento degli europei».

L'angolo dei bugiardi