Il Foreign Office contro l’ordinanza di pubblicare i contenuti di una “telefonata chiave” tra Bush e Blair

La conversazione è avvenuta a pochi giorni dall’invasione dell’Iraq sul possibile veto francese ad una seconda risoluzione

 

Guardian, di Richard Norton-Taylor, 28 marzo 2012

 

 

Il Foreign Office sta cercando di rovesciare un’ordinanza che chiede di rivelare la trascrizione di una “conversazione telefonica fondamentale” tra Tony Blair e George Bush, pochi giorni prima dell'invasione dell'Iraq.

 

L’ordinanza è stata emessa da Christopher Graham, il Commissario alle informazioni, ed intende pubblicare i contenuti della conversazione tra i due leader nel marzo 2003. L'appello è stato presentato al tribunale delle informazioni che ha il potere di decidere sulle dispute in merito ad ordinanze di divulgazione.

 

“La responsabilità per la decisione di intraprendere un'azione militare contro un altro paese è immense”, ha detto Graham nella sua sentenza contro il Foreign Office lo scorso settembre. L’ordinanza chiede che una parte della registrazione della conversazione tra Blair e Bush, che riguarda l'invasione “dalla prospettiva del Regno Unito” sia diffusa. Non è stata richiesta la divulgazione della parte che riguarda Bush.

 

Un’altra richiesta, di Stephen Plowden, un consulente e scrittore che ha presentato la prima richiesta di informazioni in base al Freedom of Information Act, chiede invece la divulgazione dell’intera conversazione.

 

La telefonata dovrebbe riferirsi specificamente alla risoluzioni delle Nazioni Unite sull’Iraq e ad un’intervista televisiva di Jacques Chirac, allora presidente francese, il 10 marzo 2003. All’epoca, Blair addossò al presidente francese la responsabilità per la mancata seconda risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu a sostegno dell'invasione dell'Iraq.

 

Jack Straw, Ministro degli Affari Esteri, ha dichiarato parlando all'inchiesta Chilcot sulla guerra in Iraq che Chirac chiarì a tutti che la Francia non avrebbe votato una nuova risoluzione Onu “indipendentemente dalle circostanze”. Straw ha anche aggiunto: “Non credo ci fosse alcuna ambiguità”.

 

La questione è importante perché secondo Blair e il suo governo affermarono quell’intervista di Chirac uccise ogni speranza di una soluzione diplomatica. Come dichiarato da Straw: “Questo è stato il grande pronunciamento di Chirac. Quali che siano le circostanze, egli dice, la Francia pone un veto”.

 

Le dichiarazioni sono state però contraddette da Sir John Holmes, l’allora ambasciatore del Regno Unito in Francia. A Chilcot, l’ambasciatore ha detto che le parole di Chirac erano “chiaramente ambigue”. Per Holmes, una delle interpretazioni è che Chirac stava semplicemente avvertendo che la Francia avrebbe posto il veto ad una nuova risoluzione Onu perché gli ispettori non avevano avuto la possibilità di condurre seriamente il loro lavoro.

 

Anche secondo Maurice Gourdault-Montagne, primo consigliere di Chirac per la politica estera e in seguito ambasciatore francese nel Regno Unito, le osservazioni di Chirac furono male interpretate da Blair. Per l’ex consigliere, la Francia si oppose ad una seconda risoluzione perché avrebbe potuto innescare una guerra, secondo una “automaticità inaccettabile”.

 

Angus Lapsley, funzionario del Foreign Office responsabile per le relazioni USA-GB, ha detto al tribunale per le informazioni che i contenuti delle conversazioni tra il Primo ministro britannico e il Presidente americano sono di “straordinaria sensibilità”. Interrogato da Robin Hopkins, consigliere al Commissario per le informazioni, Lapsley ha detto che la pubblicazione di tali informazioni potrebbe portare a “un danno molto grave” capace di influenzare la politica degli Stati Uniti in merito alla condivisione delle informazioni con la Gran Bretagna.

 

Il Commissario ai informazioni ha descritto il materiale da svelare come contenuto di una “conversazione chiave tra Tony Blair e il presidente Bush su una decisione di politica estera di un’importanza quasi senza precedenti".

 

Secondo James Eadie, funzionario al Foreign Office, le dichiarazioni secondo cui il parlamento è stato ingannato sono inammissibili come prova a norma di legge. L’audizione presso il giudice del tribunale, il professor John Angel, assieme a assessori laici, continua.

 

L'articolo sul sito del Guardian

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