Generale Michael Laurie alla commissione Chilcot

 

Estratto della testimonianza a porte chiuse del Maggiore Generale Michael Laurie alla Commissione Chilcot

3 giugno 2010

 

Sir Martin GILBERT:Generale, nella sua testimonianza sul dossier di febbraio/marzo 2002 ci ha detto che “è stato respinto perché non forniva motivazioni sufficientemente solide”. Ho due domande: tenendo presente l’evidenza contenuta nel dossier, cosa ne pensa della motivazione fornita? E chi lo avrebbe respinto?

 

Generale Maggiore Michael LAURIE: Non so perché non ero al corrente della produzione di questo dossier. Era un lavoro in corso. Quello che so è che di ritorno da un meeting della JIC, Joe French disse che il dossier non perorava la causa della guerra e quindi avremmo dovuto ricominciare da capo e per questo avremmo dovuto raccogliere altre informazioni. Durante l’estate crebbe la pressione perché raccogliessimo sempre più prove.

 

Sir Gilbert: Dunque a febbraio/marzo si parlava già di guerra?

 

Gen. Laurie: Si, praticamente era già data per acquisita. Non voglio giudicare se fosse un bene o un male, dico solo che è un fatto: l’obiettivo era perorare la causa della guerra. [...]

 

Sir John CHILCOT: Lei ci ha detto di essere a conoscenza all’epoca del fatto che l’obiettivo del dossier era fornire una solida base per fare la Guerra. Certamente, l’ambiente diplomatico e politico è molto complesso, giusto?

 

Gen Laurie: Si.

 

Sir Chilcot: Non c’è una decisione formale di preparare un’invasione, c’è l’obiettivo di mettere il massimo di pressione possibile sul regime di Saddam attraverso lo strumento militare e la conseguente minaccia; è anche necessario instaurare se possibile una collaborazione con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che sono state raggruppate sotto un unico dossier che è stato pubblicato.
Ma lei dice molto chiaramente di sapere che l’obiettivo era motivare la guerra. Questo implica che si era deciso di fare la guerra o semplicemente che si stava introducendo un argomento che avrebbe aumentato la pressione politica e diplomatica?

 

Gen Laurie: Direi sì ad entrambe le domande. Sicuramente dal punto di vista degli Stati Uniti — e io sono andato molte volte in America, quattro volte in un mese — gli Americani per tutto il 2002 lasciarono intendere benissimo che avrebbero fatto la guerra. Questo significa che c’era un forte impeto dietro tutto questo. Non so in che momento fu presa la decisione in Gran Bretagna, pubblicamente o meno, ma mi pareva chiaro che questo dossier avrebbe dovuto fornire la motivazione.

 

Sir Chilcot: Come lo ha saputo questo, se non per interferenza? Sotto la direzione di qualcuno, scritta o orale?

 

Gen Laurie: Queste sono le parole che ho usato. E’ una delle cose che ricordo.

 

Sir Chilcot: Da?

 

Gen Laurie: E’ quel che disse Joe French di ritorno dalla riunione della JIC. Non era utile produrre un dossier che non aiutava la causa.

 

Sir Chilcot: Certo. Che ne pensa di quel ci ha detto da Alistair Campbell, che non si trattava di giustificare la guerra, e che fosse invece per accrescere la preoccupazione e implicitamente e la pressione su Saddam affinché collaborasse?

 

Gen Laurie: Sì

 

Sir Chilcot: Siamo alla semantica?

 

Gen Laurie: Credo di sì.

 

Sir Chilcot: Ma lei ci ha scritto perché era preoccupato perché la testimonianza di Alistair Campbell dava una falsa rappresentazione dei fatti.

 

Gen Laurie: Dietro la mia preoccupazione c’è una dichiarazione secondo la quale “abbiamo letto il rapporto dell’intelligence, che però si è rivelato sbagliato”. Questo non è corretto. L’intelligence, nei documenti della JIC, aveva una posizione equilibrata e prudente. Il dossier era più assertivo e di conseguenza sostenere che il contenuto del dossier fosse errato a causa delle certezze contenute nel dossier è una scorrettezza verso il personale dell’intelligence.

 

Sir Chilcot: Questo è il punto di vista di chi raccoglie le informazioni e, in parte, di chi compie le valutazioni per la JIC.

 

Gen Laurie: Si.

 

Sir Chilcot: Ma abbiamo la testimonianza di altre persone – tutte descrivibili come neutrali – su due punti. La prima è il linguaggio del dossier che, tralasciando la prefazione, era coerente con la serie di valutazioni della JIC, e che il dossier stava analizzando qualcosa di più ampio: era una stima dell’insieme di tutte le valutazioni ma non coerente con loro. La sua posizione è che in effetti non c’era coerenza?

 

Gen Laurie: Credo che fosse più certa. Voglio dire, viene criticato  il linguaggio usato nei documenti della JIC, e alle riunioni della JIC si passa più tempo a decidere cosa ha più probabilità che accada, ed è necessariamente così. Quando si legge il dossier ci accorgiamo che quelle parole sono state rimosse e cosa significa questo? Che le vere informazioni erano migliori di quelle del dossier, quando poi non erano così buone come nel dossier.

 

Sir Chilcot: Lei avrà letto il rapporto della commissione Butler, della quale ho fatto parte. Concorda che nel rapporto Butler le sfumatore non ci sono più, che all’intelligence fu richiesto più peso, ma ciononostante non esistesse una distanza tra le valutazioni della JIC e i contenuti del dossier, a differenza forse, dell’introduzione?

 

Gen Laurie: Sono d’accordo. Ma le decisioni dovrebbero essere prese in base alle valutazioni della JIC e non sulla base di un dossier destinato al pbblico.

 

[...]

Sir Lyne: Vorrei ritornare per un momento alla frase, nella prefazione scritta dal Primo Ministro, alla quale alludeva Sir John: “Ritengo che l’intelligence abbia stabilito senza ombra di dubbio che Saddam abbia continuato a produrre armi chimiche e biologiche, che stia ancora tentando di sviluppare armi nucleari e che sia riuscito a potenziare il programma missilistico”. Secondo lei è un incapsulamento giustificabile?

 

Gen Laurie: No, perché non credo che fosse senza ombra di dubbio.

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