Articolo sul NewYork Times del 31 Gennaio 2003

Secondo un memorandum britannico, Bush aveva già imboccato la strada della guerra

Pubblicato il 27 marzo, 2006

di Don Van Natta jr.

 

LONDRA – Nelle settimane precedenti all'invasione dell'Iraq guidata dagli USA, mentre USA e GB premevano per una seconda risoluzione ONU con la quale si condannava l'Iraq, l'ultimatum del Presidente Bush era divenuto chiarissimo: disarmate o sarà guerra.

 

Ma dietro le quinte il presidente era certo che la guerra era inevitabile. Durante un incontro privato di due ore nell'Ufficio Ovale il 31 gennaio 2003, Bush disse chiaramente a Primo Ministro britannico Tony Blair di essere determinato ad invadere l'Iraq senza una seconda risoluzione ONU, e perfino qualora gli ispettori internazionali sulle armi non avessero trovato armi di tipo non convenzionale. Questo è quanto rivela un memo confidenziale che riportava l'incontro tra i due leader, redatto da un alto consigliere per la politica estera di Blair e rivisto dal NYT.

 

In un memorandum che riassumeva la discussione tra Bush, Blair e altri sei importanti assistenti, David Manning, il consigliere capo per la politica estera di Blair di allora scriveva: “la nostra strategia diplomatica doveva svilupparsi attorno ad un programma militare”.

 

“La data d'inizio della campagna militare era appunata a matita per il 10 marzo” scriveva Manning, parafrasando il presidente. “Quello era il giorno in cui dovevano avere inizio i bombardamenti”.

 

La tabella di marcia fu fissata in un importante momento dal punto di vista diplomatico. Cinque giorni dopo l'incontro Bush-Blair, era previsto l'intervento del Segretario di Stato Colin Powell all'ONU per presentare le prove in mano agli USA che l'Iraq rappresentava una minaccia alla sicurezza mondiale perché nascondeva armi non convenzionali.

 

Sebbene USA e GB avessero cercato energicamente di arrivare ad una seconda risoluzione ONU contro l'Iraq – che non riuscirono ad ottenere – il presidente ripeté a più riprese che non aveva bisogno di tale risoluzione.

 

 Il memorandum di cinque pagine marcato come “altamente sensibile” fu distribuito a pochi dei principali esperti che circondavano Blair e non fu reso pubblico. Alcuni estratti furono pubblicati per la prima volta a gennaio nel libro “Lawless World” (Mondo senza leggi), scritto a un avvocato britannico e dal professore di diritto internazionale Philippe Sands. All'inizio di febbraio, Canale 4 fu il primo canale televisivo londinese a trasmettere alcuni passaggi di quel documento.

 

Da allora, il NYT ha rivisto il memo nella sua interezza. Mentre i sentimenti del presidente americano in merito all'invasione erano conosciuti, questo materiale inedito offre una nitida fotografia dei due capi poco prima dello scoppio della guerra, ancora sicurissimi.

 

Il memo indica che i due leader prevedevano una rapida vittoria ed una transizione ad un nuovo governo iracheno che sarebbe stata sì complicata, ma gestibile. Bush pensava che fosse “improbabile che scoppiassero guerre intestine tra i diversi gruppi etnici e religiosi”. Blair condivideva questa valutazione.

 

Il memo dimostra inoltre che il presidente e il primo ministro accettarono che in Iraq non fossero state trovate armi di distruzione di massa. Di fronte alla possibilità di non scovare alcunché prima dell'attacco militare ormai pronto, Bush parlò di alcuni sistemi per provocare lo scontro, tra cui l'idea di dipingere un piano di sorveglianza degli USA sotto mandato ONU nella speranza di far scattare la scintilla o di assassinare Saddam Hussein.

 

Queste proposte sono state rivelate per la prima volta dalla stampa britannica lo scorso mese, ma il memo non chiarisce se esse rispecchiavano gli estemporanei suggerimenti di Bush o se facevano parte del piano del governo.

 

Osservazioni consistenti

 

Due importanti funzionari britannici hanno confermato l'autenticità del memo, ma hanno rifiutato di parlarne, appellandosi all'Official Secrets Act, che vieta la divulgazione di ogni informazione segreta. Uno di loro ha però detto: “in tutti i colloqui tenutisi nel periodo precedente alla guerra con l'Iraq, è ovvio che osservare una semplice fotografia scattata in un certo momento di quella fase, fornisce solo una visione parziale del processo decisionale”.

 

Domenica, il portavoce per il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, Frederick Jones, ha detto che le dichiarazioni pubbliche del presidente erano coerenti con le osservazioni fatte privatamente a Blair. Jones ha affermato che: “l'uso della forza era l'ultima opzione, concordammo che probabilmente sarebbe stata necessaria e quindi operammo di conseguenza”, aggiungendo che: “la documentazione pubblica di allora, che comprende numerose dichiarazioni del presidente, chiarisce che l'amministrazione continuò a lavorare ad una soluzione diplomatica anche nel 2003. A Saddam Hussein furono date tutte le possibilità di cooperare, ma scelse di proseguire con la sfida, anche dopo che gli era stata data l'ultima opportunità di collaborare onde evitare gravi conseguenze. Le nostre dichiarazioni rese in sede pubblica o privata sono perfettamente coerenti.”

 

Il memo del gennaio 2003 l'ultimo di una serie di memo segreti prodotti dai consiglieri più fidati di Blair che riassumono le discussioni private tra il presidente e il primo ministro. Un altro gruppo di memo britannici, tra cui il cosiddetto Downing Street memo scritto nel 2002, mostrava che alcuni funzionari della GB erano preoccupati per la determinazione mostrata dagli USA a voler invadere l'Iraq e del fatto che “l'intelligence e i fatti erano riportati in modo da giustificare la politica” dall'amministrazione Bush di esaudire il desiderio di entrare in guerrra.

 

E' impressionante come l'ultimo memo riporti le conversazioni franche e quasi casuali tra Bush e Blair sui soggetti più seri. Ad un certo punto, i due leader si sono scambiati idee sul governo iracheno a guerra conclusa. Il primo ministro avrebbe detto: “per quanto riguarda il futuro governo dell'Iraq, sarebbe molto strano se affidassimo il paese ad un altro dittatore”.

 

Manning ha scritto che “Bush concordò”. Lo scambio, come gran parte delle citazioni di quest'articolo, non era mai stato riportato.

 

All'incontro, Bush fu accompagnato da Condoleeza Rice, allora consigliere nazionale per la sicurezza; Dan Fried, assistente della Rice; ed Andrew Card jr, il capo dello staff della Casa Bianca. Oltre a Manning, Blair era accompagnato da altri esperti assistenti: Jonathan Powell, il suo capo dello staff e Matthew Rycroft, consigliere per la politica estera e autore del Downing Street memo.

 

Alla fine del 2003, gli ispettori ONU erano giunti al sesto mese di ricerca di armi di distruzioni di massa in Iraq, forti del mandato affidato loro dalla Risoluzione ONU 1441, che prevedeva “gravi conseguenze” se l'Iraq avesse volontariamente deciso di non disarmare. Guidati da Hans Blix, gli ispettori riferirono di aver avuto poca collaborazione da parte di Saddam e di non aver trovato nessuna arma non convenzionale.

 

Il memo indica che durante l'incontro, Bush e Blair espressero candidamente dubbi sulla possibilità di trovare armi chimiche, batteriologiche o nucleari in Iraq nelle settimane successive. Il presidente parlava come se l'invasione fosse inevitabile. I due discussero una possibile tabella di marcia per la guerra, i dettagli della campagna militare e i piani per la fase successiva alla fine del conflitto.

 

Discussioni sulla provocazione

 

Senza troppe eleaborazioni, il memo dice anche che il presidente fece tre ipotesi per stimolare il confronto. Poiché sono state riportate per la prima volta solo il mese scorso, né la Casa Bianca, né il governo britannico le ha discusse.

 

Nel memo si legge che “gli USA stavano pensando di far volare sull'Iraq gli aerei da ricognizione U2, con copertura pronta ad aprire il fuoco, sotto mandato ONU” attribuendo l'idea a Bush. “Se Saddam facesse fuoco contro di loro, commetterebbe una violazione.”

 

In merito alle ADM, il presidente avrebbe inoltre detto: “gli USA potrebbero anche far emergere un disertore che parli pubblicamente delle ADM di Saddam”.

 

Una piccola clausola nel memo fa poi riferimento ad una terza possibilità, menzionata da Bush, ovvero l'idea di assassinare Saddam Hussein. Nel memo non v'`e traccia di come Blair abbia risposto a tale proposta.

 

Il sig. Sands ha raccontato queste prooste per la prima volta nel suo libro, anche se non ha usato nessuna delle citazioni presenti nel memo. Sands è professore di dirito internazionale alla University College of London e uno dei fondatori dell'ufficio di Londra della Matrix Law, di cui la moglie del primo ministro Cherie Blair, è partner.

 

Il sig. Jones, portavoce del Consiglio di Sicurezza, non ha voluto fare alcun commento sulle proposte dicendo: “non parlerò delle discussioni private tra i due capi.”

 

In diversi momenti dell'incontro tra Bush e Blair, quando si trattava di trovare un casus belli legale ed accettabile anche ad altri paesi, la tensione diveniva palpabile. Il primo ministro avrebbe detto che era essenziale per entrambi lavorare per arrivare ad una seconda risoluzone ONU, perché sarebbe stata “l'assicurazione contro ogni possibile evento inatteso.”

 

Secondo il memo Blair disse a Bush che “se qualcosa dovesse andare storto con la campagna militare, o se Saddam dovesse alzare la posta in gioco incendiando i pozzi di petrolio, uccidendo i bambini o fomentando le divisioni interne all'Iraq, la seconda risoluzione ci darebbe copertura internazionale, specialmente con gli arabi.”

 

L'avvicinarsi dell'ora X

 

Bush convenne con Blair che i loro rispettivi paesi dovevano cercare la seconda risoluzione, ma fece presente che il tempo stava per scadere. Nel memo viene parafrasato così: “gli USA faranno il possibile per ottenere una seconda risoluzione, useremo la forza, perfino le minacce.”

 

Il documento continua così: “ma aggiunse che in caso di fallimento, l'azione militare sarebbe seguita.”

 

I leader fissarono in tre settimane il tempo massimo entro cui assicurarsi una seconda risoluzione ONU, tanto era il tempo necessario ai comandanti dell'esercito per preparare l'invasione.

 

Riassumendo le dichiarazioni del presidente, il memo dice: “probabilmente, la campagna durerà quattro giorni, durante i quali colpiremo 1500 obiettivi circa. Molta attenzione ad evitare i civili innocenti. Bush riteneva che l'impatto dell'attacco aereo avrebbe garantito il rapido crollo del regime di Saddam. Considerando la tabella di marcia stabilita, si doveva arrivare alla seconda in tempi molto brevi e ciò significava subito dopo la presentazione del successivo rapporto di Blix al Consiglio di Sicurezza di metà febbraio.”

 

Blair avrebbe risposto dicendo che era chiaro per USA e GB che la seconda risoluzione reppresentava “l'ultima opportunità per Saddam.” Il memo cita Blair dire: “Siamo stati molto pazienti. Adesso è il momento di dire che la crisi deve essere risolta entro poche settimane, non mesi.”

 

Il memo dice: “Bush era d'accordo. Diceva che non era vero che moriva dalla voglia di fare la guerra, ma che non si poteva lasciare Saddam continuare a mentire. A un certo punto, magari dopo aver ottenuto la seconda risoluzione – se l'otterremo – avvisiamo Saddam che ha una settimana per andarsene. Informiamo anche la stampa. E così avremo il campo libero se Saddam si rifiuta di andarsene”.

 

Bush dedicò gran parte dell'incontro a definire la strategia militare. Il presidente disse che la campagna aerea “toglierà il comando e il controllo a Saddam molto velocemente”. Aggiunse di attendersi che l'esercito iracheno “ripieghi altrettanto velocemente”. Avrebbe inoltre detto al primo ministro che la Guardia Repubblicana “sarà decimanta dai bombardamenti.”

 

Nonostante l'ottimismo, Bush si disse consapevole che c'erano “incertezze e rischi.” Il memo continua: “per quanto riguarda la distruzione dei pozzi petroliferi, gli USA son ben attrezzarli per ripararli in poco tempo, anche se quest'operazione dovrebbe essere più facile a sud del paese che a nord.”

 

I due leader parlarono brevemente di un governo iracheno per il dopo Hussein. “Il primo ministro fece domande sul piano previsto per dopo la fine della guerra.” Condoleeza Rice disse su questo c'era molto lavoro in corso.

 

In riferimento al Dipertimento della Difesa, il memo dice: “una cellula in D.O.D. stava esaminando tutti gli aspetti e si sarebbe schierata in Iraq per dirigere le operazioni non appena l'azione militare si fosse conclusa. Bush disse che era stato approntato un piano dettagliato per assicurare cibo e medicinali alla popolazione irachena.”

 

Il programma per il post guerra

 

Successivamente i due leader si sono occupati del post guerra, immaginando una transizione dal regime di Saddam ad un nuovo governo. Subito dopo la fine della guerra, Bush prevedeva un'occupazione militare per un periodo di tempo indefinito. Il presidente parlava del “dilemma di gestione della transizione verso l'amministrazione civile.”

 

Il memo si chiude con Manning che conserva ancora l'ultimissima speranza che gli ispettori scovassero le ADM o perfino che Saddam lasciasse l'Iraq di sua volontà. Manning scrisse di essere preoccupato perché questo non poteva verificarsi a causa della tabella di marcia di Bush.

 

Scriveva: “questo rende i tempi molto stretti. Dunque bisogna stare vicini a Blix, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per aiutare gli ispettori a fare una scoperta di un qualche significato e lavorare duro con gli altri membri del Consiglio di Sicurezza affinché accettino il caso di non cooperazione. Così quando ne avremo bisogno potremo ottenere i nove voti minimi necessari, probabilmente alal fine di febbraio.”

 

In una conferenza stampa alla Casa Bianca, seguita da una riunone a porte chiuse, Bush e Blair dissero che “la crisi” doveva essere risolta tempestivamente. “Saddam Hussein non sta disarmando”, disse il presidente ai giornalisti. “E' un pericolo per il mondo. Deve disarmare. E' per questo che ho detto costantemente – e con me il primo ministro – che è questione di settimane, non mesi.”

 

Nonostante l'intenso lavoro di lobby effettuato dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, la seconda risoluzione non arrivò mai. L'invasione dell'Iraq guidata dagli USA scattò il 19 marzo 2003, nove giorni dopo la data fissata dal presidente Bush in quella giornata di fine gennaio alla Casa Bianca.

L'angolo dei bugiardi